Lettera di Legambiente
Lettera di Legambiente
Legambiente a Parchinmostra
Al Presidente della Giunta Regionale della Campania All’Assessore alle Politiche Ambientali della Regione Campania All’Assessore al Governo del Territorio Regione Campania All’Assessore all’Agricoltura della Regione Campania All’Assessore all’Ambiente della Provincia di Napoli All’Assessore all’Ambiente della Provincia di Avellino All’Assessore all’Ambiente della Provincia di Benevento All’Assessore all’Ambiente della Provincia di Caserta All’Assessore all’Ambiente della Provincia di Salerno Ai Capigruppo del Consiglio Regionale della Campania Ai Presidenti delle Commissioni Regionali Ambiente, Urbanistica, Agricoltura Al Presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano Al Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio Ai Presidenti e/o Commissari dei Parchi e Riserve Regionali Al Presidente di Federparchi Alle Associazioni Ambientaliste Regionali (WWF, LIPU, Italia Nostra, CAI) Alle Associazioni Agricole Regionali (Coldiretti, Confagricoltura, CIA, AIAB)
Oggetto: “lettera aperta Parchinmostra 2010”
Egregi Assessori, Egregi Presidenti e Commissari,
anche quest’anno Legambiente Campania non parteciperà a Parchinmostra con motivazioni più pregnanti, visto che il 2010 è l’Anno Internazionale della Biodiversità.
La contraddizione esistente tra una vetrina metropolitana dei Parchi, rappresentati prevalentemente dalle produzioni tipiche dei territori in cui ricadono, e la realtà fisica delle nostre Aree Protette, induce un forte disagio nella nostra Associazione che continua a credere che una seria politica dei Parchi avrebbe risvolti positivi sullo sviluppo dell’intera regione: valorizzando nell’attuale crisi economico-sociale le opportunità offerte dalla Green Economy e dalla messa in sicurezza e vigilanza attiva di territori a forte valenza naturalistica e paesaggistica, limitando inoltre gli effetti dei cambiamenti climatici e inducendo un forte rilancio del turismo di qualità.
Non si può disconoscere che i nostri obiettivi erano stati idealmente (ma non praticamente) recepiti dalla politica regionale, addirittura individuando, nella nuova Programmazione Comunitaria, gli Enti Parco come Organismo Intermedio e Soggetto Capofila della programmazione ed attuazione dei Progetti Integrati Rurali (PIRAP). Ma come abbiamo più volte denunciato, a tale meritoria strategia, unica nel panorama nazionale, non hanno corrisposto atti amministrativi e gestionali in grado di sostenere compiutamente i Presidenti, o meglio i Commissari con funzioni di Presidenti, nella colpevole assenza dei Direttori, di una adeguata pianta organica, e di risorse finanziarie ordinarie, anche per procedere alla necessaria redazione dei Piani DEI Parchi e dei Piani di Gestione dei Siti della Rete Natura 2000. Il divario esistente tra l’ammontare delle risorse straordinarie da gestire e l’esiguità di quelle ordinarie, come abbiamo più volte denunciato, rischia di far realizzare nei Parchi opere che poi non si possono gestire per garantire azioni durature ed efficaci.
Dai ritardi nelle nomine dei Presidenti (avvenute solo recentemente a due anni dalla loro scadenza e con modalità che suscitano numerosi interrogativi), al mancato rinnovo dei Consigli Direttivi che sono tutti decaduti, senza che vi sia certezza sulla legittimità degli atti amministrativi, all’assenza di strumenti di pianificazione (Piani dei Parchi e di Gestione dei Siti della Rete Natura 2000) e di personale (direttori, tecnici, vigilanti, ecc.) adeguati alla sfida richiesta, all’utilizzo di Leggi (dalla legge Finanziaria 2010 approvata dal Consiglio Regionale, il primo in Italia, che consente l’addestramento dei cani da caccia nelle Zone C, al Piano Casa che consente ampliamenti e aumenti di cubature nelle stesse Zone C) che intervengono pesantemente nel sistema dei Parchi, si evidenzia la mancanza di una missione e di una strategia coerente tra i postulati di principio e le scelte o non scelte amministrativo/gestionali.
Le ombre hanno dunque finito con il sovrastare le luci dell’azione politica regionale. Ciò è ancora più evidente quando ci si sofferma sulla gravità di scelte fatte o subite senza la necessaria opposizione, che contrastano non solo con la salvaguardia della Biodiversità, ma anche con lo sviluppo sostenibile o, peggio ancora, con le battaglie per la legalità che pure la Regione ha i9nteso affrontare e combattere.
E queste considerazioni sono ancora più cogenti nelle nostra presa di distanza da Parchinmostra!
La decisione nazionale di collocare a Terzigno la più grande discarica del Mezzogiorno, facendo pagare, dopo e più che a Chiaiano e all’Area Giuglianese, i gravi ritardi maturati, pur nell’avvicendarsi di tante azioni commissariali, nell’avvio del Ciclo Integrato dei Rifiuti, lasciando perdurare una gestione emergenziale che mira solo a individuare buche in cui nascondere i rifiuti solidi urbani, ha già prodotto e ancora di più produrrà un disastro ambientale nel cuore del Parco nazionale del Vesuvio (area SIC e ZPS, riserva della Biosfera della rete MAB-Unesco). Dopo la prima discarica già aperta nei modi e con le procedure straordinarie che hanno caratterizzato la gestione della Protezione Civile, sono stati individuati nella stessa zona altri siti di discariche (cava Vitiello-Pozzelle etc), con annesse nuove infrastrutture accessorie che vanificano lo sforzo di tanti (ambientalisti, cittadini, aziende agricole, operatori economici, comunità locali, etc..) che avevano investito nella scommessa di sostenibilità e conservazione portata avanti dal Parco. Se si considera che tutte queste operazioni sono state portate avanti con risorse comunitarie (Fondi Strutturali 2000-2006), messe a disposizione dalla Regione, si evidenzia il perpetuarsi delle contraddizioni prima dette.
Ma il caso di Terzigno - che ha visto la sola Legambiente attiva, nell’avanzare ricorso al TAR del Lazio, ottenendo la sospensiva per le opere infrastrutturali -è grave non solo per l’attacco ai valori fondanti di un’Area Protetta nella quale è assolutamente vietato aprire discariche, ma soprattutto perché il Parco del Vesuvio è stato istituito anche come risultato di una battaglia contro la camorra che lo aveva deturpato, depredato ed offeso, proprio gestendo in esso discariche. Smaltire nuovamente rifiuti nel Parco del Vesuvio, addirittura in deroga ai principi sottesi alle norme comunitarie, nazionali e regionali, significa azzerare il risultato di una lotta condotta con e per la legalità, perdendo ogni credibilità di fronte ai cittadini che pure avevano lottato insieme alle istituzioni per affrancarsi dal giogo camorristico.
Il Parco Nazionale del Vesuvio, con la nuova sede nel Palazzo Mediceo, bene confiscato alla camorra, è stato il segno tangibile di una lotta collettiva per riportare la legalità in un territorio devastato da poteri malavitosi e abusivismi, vinta grazie ai principi e agli strumenti dello Sviluppo Sostenibile.
Eppure abbiamo dovuto assistere a timidi segnali da parte delle Regione avverso la scelta nazionale e, addirittura, al parere favorevole dell’Assessorato al Governo del Territorio, organizzatore dell’evento Parchinmostra, che ha voluto sottolinerare la propria “sensibilità” verso la conservazione della natura, dando parere favorevole alla V.I.A. (valutazione d’impatto ambientale) (in aree SIC e ZPS), per la realizzazione della nuova discarica (la Vitiello) e la viabilità per le discariche nel Parco nazionale del Vesuvio (all’interno dei vitigni famosi di Lacryma Cristi), laddove l’Assessorato all’Agricoltura e l’Assessorato all’Ambiente nella Conferenza di Servizi del 30 dicembre 2009 hanno dichiarato solo la propria astensione dal voto per ritardi nella elaborazione dei pareri.
Invece di batterci per difendere le Aree Protette della Campania da tentativi di aggressioni o da azioni devastanti (la Baia di Trentova – Punta Tresino da progetti turistici folli, le montagne del Partenio dagli incendi boschivi devastanti, il Litorale Domitio dove approda la fauna dell’intero Mediterraneo dal degrado, o i Monti Lattari dalle offese al Monte Faito) vogliamo far partire da questa Regione, che ha una Rete Ecologica tra le più consistenti e significative dell’Italia, l’esempio più compiuto del ruolo di politica attiva che hanno i Parchi, lavorando a un progetto che deve essere impostato, in maniera unitaria, con l’obiettivo di realizzare una grande strategia di sistema che definisca la Rete Ecologica Regionale, in collegamento con quella Nazionale e Euromediterranea, tenga insieme l’ Appennino, la costa e le isole, e che metta al centro le aree protette in un grande disegno per la riqualificazione, rinaturalizzazione e valorizzazione della biodiversità, delle culture e delle tradizioni della Campania Felix.
Ma né di chiari impegni a difesa della Biodiversità sul Vesuvio o a Trentova, né delle autorizzazioni di opere e piani che hanno insostenibili impatti ambientali, né di proposte concrete per la strutturazione della Rete Ecologica si discute a Parchinmostra 2010 che mette in risalto i propri gioielli, senza difenderli, esaltando le tipicità enogastronomiche e artigianali, senza inserirle in una strategia coerente di sviluppo sostenibile, innescata dalle Aree Protette che faccia emergere prioritariamente la ricchezza paesaggistica e di biodiversità, oltre ai progetti, , le ricerche e le azioni, che i parchi hanno messo in atto su questi argomenti.
E’ per questo che Legambiente Campania ribadisce anche per quest’anno la propria indisponibilità ad essere presenti a Parchinmostra, chiedendo con questa lettera aperta chiediamo a chi vi partecipa, di condividere con noi la speranza di un futuro migliore per le Aree Protette della Regione, e per l’immediato a listare a lutto ogni stand della mostra per solidarizzare con il Parco Nazionale del Vesuvio che, per volontà politica, è stato trasformato in pattumiera.
venerdì 5 marzo 2010